La Battaglia
Giugno 25, 2008
“L’Aikido sono io” ovvero “Essere Aikido”
Giugno 20, 2008
Si narra che un giorno il Fondatore, durante un ‘intervista, alla domanda cosa fosse l’Aikido, abbia risposto:
“L’Aikido sono io”.
Tale affermazione si presta e si presenta alle più svariate interpretazioni e certamente la più diffusa è quella, di impossibile e improbabile crescita e sviluppo della Via oltre le orme già tracciate dal suo illuminato ideatore.
Spesso, sul “tatami e dintorni”, si possono sentire parole che interpretavano la supposta autoreferenzialità di O’Sensei come qualcosa di letterale e definitivo, una sorta di necrologio circa la possibile longevità della pratica nell’autenticità.
Morto il Fondatore, morto l’Aikido: quello che lui è stato noi non saremo, nè potremo mai esserlo. Così come spesso accade nei seguaci o discepoli di uomini santi, veggenti o illuminati la comprensione del verbo si apre alle più disparate interpretazioni, spesso assai lontane dall’intima e genuina volontà originariamente contenuta.
L’Aikido sono io
Appare abbastanza comprensibile che seguire il messaggio contenuto in un insegnamento di vita sia al quanto difficile e complesso.
Non si deve cadere nell’errore di pensare di essere un eletto, nè tanto meno di possedere la verità circa il senso profondo del messaggio di O’Sensei .
Bisogna cercare di comprendere meglio quale insegnamento ci abbia voluto lasciare con la pratica dell’Aikidoistica, anche alla luce delle considerazioni dei tanti illustri predecessori e prosecutori amanti ed esperti del Budo.
Sicuramente credo che il Fondatore ci abbia lasciato una pratica che nelle sue intenzioni dovrebbe condurci a delle realizzazioni, l’ultima e più alta, quella di riunirci con l’energia cosmica dell’universo.
“Unirci al tutto”.
Sicuramente se analizziamo il percorso di O’Sensei, non vi è una pratica intesa come somma e ripetizione automatica di forme e tecniche. A testimonianza di ciò stà il percorso stesso da lui perseguito, prima assai formale, infine trascendente la forma.
Che l’Aikido di Ueshiba non sia riducibile a un fatto tecnico e che risulti incomprensibile se non alla luce di un percorso evolutivo dell’essere umano è altresì dimostrato dalla profonda e pervadente religiosità che lo anima.
Al di là del nostro pensiero religioso, abbiamo l’obbligo di mantenere l’attenzione sul valore simbolico e spirituale che il Fondatore ha cercato di trasfondere alla pratica nel suo complesso.
A questo proposito non immagino sia necessario per seguire la Via entrare nella comprensione esoterica dei versi, delle calligrafie e poesie del Fondatore passando anni nell’interpretazione di cosa simboleggi il Pino piuttosto che il Pruno, quanto semplicemente realizzare che gli aspetti spirituali dell’Aikido risiedono, oltre chi nell’azione, in tante parole che accompagnano la pratica e la tradizione filosofica del Budo.
Bibbliografia; sunto tratto da Aikido l’arte della relazione di Giammarco Olivè.
Bushido
Giugno 19, 2008
- Non ho genitori: cielo e terra sono i miei genitori
- Non ho potere divino: La lealtà è il mio potere
- Non ho mezzi: l’obbiettivo è il mio mezzo
- Non ho potere magico: la forza interiore è la mia magia
- Non ho ne vita ne morte: l’eterno è la mia vita e la mia morte
- Non ho corpo: la forza è il mio corpo
- Non ho occhi: i miei occhi sono la luce del lampo
- Non ho orecchie: le mie orecchie sono la mia sensibilità
- Non ho membra: le mie membra sono la prontezza
- Non ho progetti: i miei progetti sono l’occasione
- Non ho miracoli: i miei miracoli sono la legge universale
- Non ho principi: i miei principi sono l’adattamento
- Non ho amici: i miei amici sono il mio spirito
- Non ho nemici: i miei nemici sono l’imprudenza
- Non ho corazza: buona volontà e rettitudine sono la mia corazza
- Non ho castello: lo spirito impassibile è il mio castello
- Non ho katana: il sonno dello spirito è la mia katana


